Sambiase ora Lamezia Terme- Paese Natale del poeta

 

 

 canzoniere.Correlativamente allora le liriche si amplificano nella misura dei versi e nel respiro strofico,mentre il ritmo tende percettibilmente verso esiti più prosaici, consumando ogni scoria di rarefazione ermetica ancora presente nella sezione eponima.

   Se dall' esame dell' architettura tematica, così compattamente circolare nella sua costruzione, passiamo ad una verifica di quello che è l' aspetto forse meno studiato della poesia di Costabile, cioè quello delle strutture formali e metriche, non possiamo che ritrovarvi un' omologa compattezza, un' altrettanto feroce volontà di costruire la propria opera secondo linee endogenetiche di sviluppo.

   Ciò che subito colpisce è l' esigenza di rastremazione dei versi, quasi mai variata oltre la misura dell' endecasillabo e frequentemente bloccata all' esito prosciugato del trisillabo e del quadrisillabo, senza però che la palmare matrice ungarettiana tenda verso le verticali liriche, poiche la tensione in Costabile tende semmai alla montaliana poetica dell'oggetto e del personaggio: un giuoco accorto di variazioni schiva il pericolo di sequenze di versi, che si ripetono secondo schemi prevedibili di mensurazione. Così anche le assonanze e le rime, queste ultime, è vero, infrequenti, sono però più occultate che esibite; e similmente avviene per il respiro strofico, che adotta la lassa unica nei testi di più accentuato solipsismo, quando cioè la poesia si raggruma nella pulsazione del microcosmo interiore e le strofe chiuse, spesso simmetriche nelle situazioni omeonarrative, nei fotogrammi che bloccano una scena, un momento, un personaggio.

   Ma anche in questi casi con frequenti interscambi dell' adozione delle strofette o della lassa. Dove invece la ferrea compattezza del canzoniere non ammette deroghe è nel legame di trasmissione o, meglio ancora, di geminazione semantica, lessicale o situazionale che si instaura tra i testi contigui di una sezione o nell' ambito della sezione stessa.

   Ad esempio, "Chitarra" è tutta imperniata sulla iterazione costante di una parola tematica usata in funzione di "refrain", appunto "chitarra", o sul ripetersi di una situazione musicale. Nel primo testo di "Chitarra" noi troviamo l'ottone al collo delle vacche, nel secondo una cantilena d'organetto, nel quarto canta un passero d'estate, nel settimo risuona una tarantella d'estate.

   Inoltre, tutta la sezione si accorda attorno alI ' elemento motore del vino nuovo, il torchio nel primo, il mosto nel secondo e così via. Nella sezione seguente intitolata Remi d'ossa, il vettore generante appare invece la compenetrazione, l'accorpamento in nuclei fortemente scanditi e in tensione dialettica tra di loro, al pari di quella che s'instaura a livello stilistico tra l'alonatura elegiaca e l'asciuttezza del segno inciso, con progressione costante del secondo elemento, sino al suo accamparsi dominante nell'ultima sezione, dove la spinta autobiografica giunge ad una sorta di pudore del dolore 6) .

   L' analisi circostanziata che fa Resta della Via degli ulivi, attenendòsi fermamente allo schema di canzoniere da me per primo evidenziato e insistendo anche lui sugli aspetti metrico-formali, amalgama la scienza filologica di un maestro come lui e la tendenza verso la critica freudiana. Per quanto riguarda questo tipo di analisi, che Resta ha già praticato in diverse occasioni, assume enorme importanza il rapporto difficile che Costabile instaura con il padre e che ha condizionanti riflessi nella sua poesia; e però quella di Resta non è solo critica freudiana ma anche junghiana, laddove identifica sovente il fortissimo legame del poeta con la madre, nell'archetipo della terra; cioè uno stesso legame viscerale che si crea tra il poeta e la propria terra d'origine, identificata nella madre.

   Dall' analisi di Resta si desume inoltre la quasi inesistenza del rapporto di Costabile con il neorealismo, quantomeno per avere egli fatto i nomi di Ungaretti specialmente e di Montale come numi tutelari della poesia di Costabile nella Via e poi per avere sottolineato le straordinarie capacità tecnico-formali del testo, capacità supportate da notevoli conoscenze metriche. Che la presenza di Costabile tra i neorealisti sia atipica e anomala, anche noi lo abbiamo appurato e però non è solo Costabile ad essere anomalo come neorealista, ma anche poeti del calibro di un Quasimodo o di un Gatto o di un Fortini etc.

   Paradossalmente, il meglio della poesia neorealista è da rintracciarsi in questi che abbiamo definiti come atipici e anomali, poeti cioè che pur abbeverandosi alla realtà e respirando un comune clima o uno spirito nuovo, quale quello nato all'indomani della fine del conflittoo già durante la Resistenza a partire da11943, pur criticando fortemente e severamente la poesia italiana tra le due guerre per il suo disimpegno storico e sociale, non hanno però rinunciato alla loro formazione avvenuta proprio in ambito ermetico e novecentesco. Il fatto è che l' ermetismo è stato una eccellente scuola di poesia; inoltre, anche sul piano etico gli Ermetici hanno poco da rimproverarsi, avendo vistosamente rifiutato i valori ostentati dalla

società fascista, spesso esaltanti un acceso e becero nazionalismo, l' enfasi della gloria e della vanagloria etc.

   L 'Ermetismo ha, di certo, come rimosso il presente, e ha sublimato la propria sofferenza storica proiettandola verso i cieli della metafisica e la pura ricerca esistenziale. Ma i poeti ermetici sono poi riusciti, nel dopoguerra, a riscoprire la realtà e le sofferenze comuni, e nel farlo, hanno potuto avvalersi di qualità tecniche e formali, di cui i neorealisti ortodossi, presi dall'urgenza di comunicare più che di esprimere il loro desiderio di denuncia o dal bisogno di testimoniare, si sono rivelati del tutto privi; e sicuramente la sciatteria e la debolezza espressiva, su cui si è sorvolato al momento, a lungo andare hanno finito per collocare nell'oblio la quasi totalità se non la totalità dei poeti neorealisti.

   Certo, gli anni compresi tra il 1945 e il 1950, o forse il 1948, sono stati straordinariamente belli, anche se dolorosi per tutti gli Italiani, ivi compresi poeti e artisti; si viveva nella fame e tra le macerie di una guerra bestiale, ma negli uomini , c'erano ugualmente fede, entusiasmo, ottimismo; c' era la certezza del rinnovamentoe della ricostruzione fisica e umana, come mai più ci sarebbero stati in ugual misura.

   In un clima simile non ci si è preoccupati di produrre esemplari di inarrivabile oesia e tuttavia appare 'ingeneroso il noto libro di Asor Rosa sul populismo nella letteratura italiana e che quindi condanna il neorealismo in blocco in quanto colpevole di tale "delitto"' .

   Dà enormemente fastidio il tono supponente di Asor Rosa, dà fastidio anche avere voluto quasi disprezzare la genuinità dei sentimenti che hanno posseduto oeti, artisti del neorealismo, per i quali, comunque, giustificato appare il richiamo ella realtà; questo bisogno di calarsi nel reale è risultato artisticamente grandioso in scrittori come Calvino o Primo Levi o Fenoglio, che oramai sono considerati tra i più grandi in assoluto della letteratura italiana del Novecento.

   Si è detto che, quando nel 1950 esce Via degli ulivi, il neorealismo è oramai in fase calante e, certamente, è venuto meno l'entusiasmo rivolto ad un effettivo miglioramento dell' uomo, entusiasmo durato sino al 1948, quando le masse popolari capirono che la realtà che stavano vivendo, principalmente con la sconfitta del fronte popolare e l'incrudelimento della gueua fredda, non consentiva più quella fervida speranza di rigenerazione, che era stata sempre dominante nello spirito del neorealismo.

   Da parte sua, il neorealismo poco fece per dare forza espressiva alle sue cronache, ai suoi documenti, alle sue testimonianze, alle sue denunce, perche o si limitò alla semplice e nuda comunicazione o, peggio, proseguì imperterrito nell'estenuazione delle prose liriche, lirico -memoriali che avevano già raggiunto una fase di saturazione nel periodo tra le due guerre.

   Abbiamo già visto anche l'aspetto negativo della poetica neorealista, cioè la critica alla poesia ermetica, o comunque a tutta quanta quella poesia che, per continuare ad abitare negli spazi iperurani dell' assoluto, doveva per forza ignorare il presente, la storia, insomma tutti quegli aspetti impuri dell'esistenza, che invece costituivano la fonte primaria della letteratura realista, già operante nell'ltalia degli anni Trenta con Alvaro, Moravia, Bernari e il Pavese di Lavorare stanca.

   Costabile non si sottrae allo spirito del tempo, al bisogno, nel dopogueua, di realtà, all'esigenza partecipativa che era un'esigenza veramente collettiva ma non dimentica la grande lezione di stile che maestri della poesia pura ed esistenziale, come ad esempio Ungaretti e Montale, avevano elargito alle nuove generazioni poetiche.

   Al Convegno di Studi su Costabile a Tropea era presente, tra gli altri, Walter Mauro, occupatosi per molto tempo della narrativa e della poesia neorealiste del dopogueua, il quale fa un intervento straordinario per mettere in risalto il tipo di realismo tutto speciale, a cui si è ispirato Costabile 8). Senza badare ad altri aspetti della poesia di Costabile, egli passa immediatamente a porre l' accento su questo suo realismo anomalo e atipico: "II discorso critico attorno al polo tematico del realismo nella poesia di Costabile...si presenta in termini molto più complessi di quanto un facile giudizio potrebbe far immaginare. Non sono mancati infatti...verdetti un po' superficiali e forse affrettati, che hanno scorrettamente individuato in questo poeta uno degli ultimi baluardi di un neorealismo oramai in fase di completa dissoluzione. Probabilmente, la strategia di lavoro critico più esatta e adeguata deve orientarsi verso l'ampliamento del concetto stesso di realismo, fino a coinvolgere più complesse componenti in grado di conglobare semmai altre ipotesi, in primo luogo quella che conduce fino a talune manifestazioni dell' ermetismo, e in particolare della depauperazione lirica operata da Giuseppe Ungaretti sulla parola poetica tradizionale.

   Non va dimenticato infatti -se certi dati biografici sono validi e importanti nell' analisi di poetiche e scelte estetiche -che Costabile visse in assidua frequentazione gli anni del sodalizio con il poeta de Il porto sepolto...e da tale incontro, pur lungo strade ed orientamenti diversi, finì per nascere e svilupparsi una tensione verso la pietrificazione della parola condusse un poeta come Franco Costabile verso approdi di straordinaria efficacia espressiva".

   Walter Mauro che, tra l'altro, aveva frequentato gli stessi ambienti frequentati da Costabile, e cioè il giro di Ungaretti e quello che faceva capo allo scultore Peppino Mazzullo in via Sabazio, 24, comincia a tracciare le linee portanti del realismo di Costabile, linee che affondano contemporaneamente nel terreno del risentimento sociale e storico per la Calabria offesa e nello stile rastremato e pietrificato dell'Ungaretti de Il porto sepolto.

   Partendo da queste premesse, Mauro arriva a concludere anche che merito della scelta realistica di Costabile è "di non calarsi sordamente nella realtà, dunque, bensì mettersi sulle piste della realtà, secondo un'ipotesi di lavoro poetico che lo sperimentalismo degli anni Sessanta farà proprio, pur fra tanti equivoci e numerose contraddizioni... Se a tutto quanto si va dicendo si aggiunge la lezione ungarettiana, il discorso critico si carica di nuove e imprevedibili potenzialità espressive che la parola di Franco Costabile sorregge di continuo con il supporto di dati e nozionalità precise, perchè emergenti dal vivo, al di fuori -si diceva -di ogni attività mimetica. ..E' necessario tuttavia sottolineare il significato che l'inaridimento della parola poetica, penetrata oramai entro un tunnel di dolore e di pena che ne aveva del tutto deliricizzato la fonìa, assume in un poeta come l'autore di Allegria e in tutti coloro che in quel tempo ne seguivano il dettame...Il senso iterativo, quasi al margine dell'ossessività, con cui Franco Costabile carica la sua parola icastica e pietrificata disvela dunque verità solutorie di ben più vasta indicazione di quanto una pura e semplice ipotesi di lavoro realista non invece lasci prevedere. C' è quindi imprevedibilità nella poesia di Costabile, soprattutto allorquando essa si arricchisce di quel dato dell' ambiguo che, nel corso della nostra creatività novecentesca, configura e riflette un lavoro letterario al cui interno ritroviamo appieno quella linea Svevo -Pirandello che ne costituisce gli aspetti più vastamente emblematici. Tanto andava restituito a Franco Costabile, per liberare la sua immagine di poeta da tutte quelle equivoche e ambigue legittimazioni critiche, che per anni ha fatto di lui il postremo epigono di una corrente pure importante, ma ormai del tutto sopraffatta da nuove realtà e da più problematiche strategie espressive 9).

   Sempre nel Convegno di Tropea del 1987 un giovane studioso, Alberto Granese, si sofferma sull' atipico realismo di Costabile, partendo da quello che, secondo lui, è un dato di fatto nella poetica realista di Costabile, la mancanza cioè di un elemento inamovibile in una visione rigorosamente realista del mondo, il principio di causalità; mancanza che determina una concezione per assurdo del mondo e che, tra l' altro, ha coerenti conseguenze stilistiche tali che Granese parla dello stile di Costabile come se fosse stato sottoposto ad una dirompente carica esplosiva; si spiegherebbe così I' ossificazione, la pietrificazione, la rastremazione, quell' aria pulviscolare che seguono dopo un'esplosione imponente.

Sostiene infatti Granese che: "Ora, questa osservazione fatta sul piano dello stile, del linguaggio, del ritmo, portano ad una seconda osservazione di fondo, che il suo ritmo poetico, il suo respiro poetico spezzato, martellato, è così perche è omologo alla sua visione del mondo, cioè al processo logico che egli ha della realtà: una realtà, abbiamo visto, un linguaggio poetico in cui mancano questi nessi, come dire sintagmatici, cioè di modo, di tempo, di causa. Per Costabile la realtà non è legata da un rapporto causale, cioè di causa ed effetto, e non è legata da un rapporto di causa ed effetto proprio perchè per Costabile la realtà è dominata dalla legge dell'assurdo: la legge dell'assurdo, la legge dell'ingiustizia, che domina le cose del mondo e, quindi, che rende assurdo questo mondo. Per cui tra le cose del mondo non c'è un collegamento di causalità, ma c'è appunto questa giustapposizione di frammenti slegati, che danno questo ritmo franto e sincopato alla sua poesia 10) .

   Era ora dunque che si sfaldasse il mito negativo di un Costabile, tardo e stanco epigono del neorealismo, soprattutto per quanto attiene alla sua penultima opera pubblicata, La rosa nel bicchiere, poiché invece Il canto dei nuovi emigranti evidenzia una violenza e una deformazione tali che, se proprio si vuole parlare di una appartenenza di Costabile ad una qualche scuola o movimento, allora si deve parlare di espressionismo o di realismo visionario; quanto poi ai testi usciti subito dopo la morte sulla rivista "L 'Europa Letteraria", n.35 del 1965, è già stato detto da Walter Mauro che potrebbero essere considerati di un estremo sperimentalismo, in misura da non dispiacere nemmeno alla neoavanguardia la quale, se guardiamo bene, più che caratterizzarsi per lo sperimentalismo, appare come una tardiva, se non anacronistica, rifioritura del rnanierismo. Certo, non rimane che inchinarsi i davanti alla splendida "maniera" di un Sanguineti, così come secoli prima ci saremmo dovuti inchinare davanti alle opere pittoriche sublimi, manieristicamente sublimi, di un Rosso Fiorentino o di un Pontormo.

   In fondo, Costabile, pur essendo vissuto in mezzo ad una moltitudine di persone, magari a lui più affini per sensibilità artistica o anche più semplicemente umana, è rimasto sempre un isolato, uno che ha lavorato senza nulla concedere a gruppi, movimenti e simili; comunque, è di estrema importanza avere diradato le nubi che hanno offuscato la personalità poetica di Costabile, facendolo passare per un poeta che si sarebbe affidato alla pura mimesi nell'illusione di combattere contro le secolari ingiustizie subite dalla sua regione.

   Nel più volte ricordato Convegno di studi su Costabile, Walter Mauro, dunque, ha messo in luce il realismo speciale del poeta, partito da una formazione ungarettiana, tesa alI' estrema scamificazione verbale e ritmica, per giungere ad una visione realistica del mondo e della poesia, che non tiene per nulla conto della tradizionale visione realistica di stampo naturalista, che pure è continuata ad essere dominante in altri autori, di Costabile conterranei. Quanto poi alla straordinaria relazione tenuta dal giovane Granese nel convegno di Tropea, viene alla luce la visione di un poeta schiantato dall' assurdo o più chiaramente di un poeta che non riesce proprio a scorgere i nessi causali tra le cose, quei nessi che finiscono per consegnare una visione del mondo scontata e priva della pur minima imprevedibilità. Scriveva Granese che "la realtà in Costabile è una realtà inconciliabile. ..dominata da questa legge dell' assurdo, che è una legge della ingiustizia umana. Questo, diciamo, è fondamentale nella sua poesia 11) .

   Stabilito, dunque, per Granese, che dominante in Costabile è il punto di vista dell'assurdità del mondo, viene da se concludere che, proprio per questo assurdo, tra le cose del mondo non c' è un collegamento di causalità. Ed infatti, specie ne Il canto dei nuovi emigranti, si susseguono in maniera affannosa giustapposizioni di frammenti slegati, che poi danno un ritmo franto e sincopato.

   Se per la seconda fase dell' opera poetica di Costabile è stata resa giustizia, anche per la prima sono stati fatti studi tali che ormai non è più possibile pensare alla Via degli ulivi come ad un'operetta dominata e sovrastata dall'effusione lirica oda una lamentosa elegia: elementi negativi che hanno continuato a perdurare anche tra i poeti del neorealismo. Per quanto riguarda la giusta riconsiderazione della Via degli ulivi bisogna partire dal mio saggio apparso nella rivista "La Provincia di Catanzaro", n.5-6, del 1985, numero confezionato come "omaggio a Franco Costabile, vent' anni dopo la morte" e che metteva insieme interventi, saggi e ricordi di critici, studiosi o amici del poeta. Già in questo numero della rivista scriveva Alberto Frattini, che poi sarebbe riapparso con una più ancora consistente relazione nel n.1-2 della stessa rivista, uscito nel 1988; quindi Frattini non aveva potuto prendere in considerazione il mio saggio, contemporaneo alla sua prima relazione; in seguito invece vi si sarebbe richiamato. Quanto a Gianvito Resta, non era presente tra i relatori del primo appuntamento con la figura e l' opera di Costabile ma sarebbe intervenuto in seguito, e in modo magistrale, nel secondo numero speciale della rivista, che raccoglieva gli atti del Convegno di studi tenutosi a Tropea. Così, Resta ha potuto esaminare il mio saggio apparso tre anni prima e da qui partire per la sua straordinaria analisi.

   Non si può negare un'evidenza e che cioè Via degli ulivi è la prima opera poetica di Costabile ad essere pubblicata e che i testi ivi inclusi siano. frutto di elaborazioni giovanili; eppure, Via degli ulivi è un'opera pienamente già matura, saldamente strutturata intorno ad un nucleo centrale, costituito da una storia d' amore e insieme dal processo di formazione che riguarda il protagonista. Detto questo, viene spontaneo asserire che ci troviamo davanti ad un perfetto modello di canzoniere, il cui autore, pur mantenendo i connotati strutturali di un canzoniere petrarchesco, aggiorna lo stesso col tenere in debito conto lo sfondo storico, sociale, geografico, perché infatti siamo nel Sud agrario e feudale e perché gli attori e i comprimari del canzoniere non sono raffinati aristocratici di corte, ma gente comune.

   Ma se, da un punto di vista sociale, tra un canzoniere petrarchesco e quello di Costabile le differenze sono enormi, sorprende poi trovare composizioni che pur in uno sfondo realistico riescono a mantenere finezze e preziosità di altri nobilissimi tempi poetici; si veda, ad esempio, questo madrigale contenuto nella terza sezione

di Via degli ulivi, "Remi d'ossa", collocato al secondo posto:

 

Nel porto che s'annulla lentamente

questa l' ora dei remi, amore mio.

Per la rotta dell'isola felice

il breve cielo delle tue pupille

sciacqua la luce d'una stella chiara.

 

   Versi d'una trasparenza cristallina unica, venuti dopo una seconda realissima sezione, "Chitarra", dove si parla di vino, coltelli, tarantelle e di rudi lavoratori che, secondo un'antica tradizione, pigiano con i piedi l'uva per fare il vino; e con i lavoratori, naturalmente, ci sono le lavoratrici, solide donne del popolo collocate in una natura aspra e concreta, non certo nei paesaggi, quasi dipinti, dei primi classici e canonici canzonieri d'amore. Nella quarta e ultima sezione, il protagonista del romanzo d'amore, o canzoniere che dir si voglia, lontano dai luoghi che sono stati teatro della sua storia amorosa, trafitto dalla solitudine della grande, aliena città, tenta il recupero del tempo perduto, ma ormai la sua formazione è avvenuta e la sua storia d'amore potrà, tutt'al più, essere rivissuta e rigoduta da un'altra coppia nel ciclo eterno di vita e morte che si ripete infinitamente.

   E, dunque, esattamente trent'anni fa io rimasi colpito positivamente da questo scarno libretto di versi che è Via degli ulivi; ne rimasi colpito e ne scrissi felicemente per il numero speciale della rivista "La Provincia di Catanzaro" del 1985, più volte citata. Il mio breve saggio sul testo di Costabile, riletto a distanza di trent'anni, presenta qualche ingenuità critica ma per le grandi linee lo sottoscrivo anche oggi, con l'identico entusiasmo di allora, anche se questo entusiasmo si manteneva, allora, .nei limiti; il pregio del mio testo era che si limitava a evidenziare la struttura di questa prima operetta di Costabile, cosa su cui si era sempre sorvolato, senza tener conto che la struttura dell'opera fosse la spia evidente della già raggiunta maturità del poeta. In definitiva, il saggio in questione diviene il presupposto indispensabile da cui partire per successive analisi, sempre che si sia convinti dell'importanza e della preziosità del testo, altrimenti ci si può limitare a qualche breve cenno, magari poi neppure bene documentato, col rischio di ripetere frasi fatte e definizioni scontate e sicuramente approssimative.

 


6) G. Resta, in La poesia come protesta, saggio abbastanza esteso, contenuto nella citata rivista "La Provincia di Catanzaro", a.VIl, n.1-2, pagg. 37-42; la rivista, come già detto, mette insieme in un numero speciale gli atti del convegno di Tropea sulla poesia di Costabile.

 

7) A. Asor Rosa, Scrittori e popolo. Saggio sulla letteratura populista in Italia, Samonà e avelli, 1965, I Ed; anche Giovanni Falaschi, autore del saggio Realtà e retorica. La !tteratura del neorealismo italiano, Casa Ed. G. D' Anna, Messina-Firenze, 1977, nella sua introduzione a questo volume con i confronti antologici di diversi autori, poeti, artisti, critici sul neorealismo, osserva che: "Nel 1965, nell'intrecciarsi del fuoco congiunto da destra e sinistra, il neorealismo subì forse il giudizio più duro da posizioni di ultrasinistra. Alberto Asor Rosa, in un saggio che destò molto scalpore, attaccava impietosamente gran parte della letteratura italiana dell 'Otto e del Novecento come populista, .cioè fatta da aristocratici, borghesi o piccoli -borghesi, popolareggianti o comunque reazionari in qualsiasi modo si sentissero "dalla parte del popolo" di cui parlavano. Non è qui il caso di parlare diffusamente del libro di Asor Rosa senz'altro intelligente e stimolante e ositivamente aggressivo, quanto disorganico e pamflettistico, e soprattutto astratto e schematico. Il libro invitò a discussioni, e qui sta molto del suo merito, ma la continuità che il critico ravvisava nella letteratura, o nell'ideologia letteraria dell'Otto e del Novecento, non corrisponde alla realtà storica, come non vi corrisponde la continuità ideologico - olitica ( pag. 10) . Non sono il solo, quindi, a muovere critiche al libro di Asor Rosa, il quale aveva bene in mente un obbiettivo politico da cogliere e cioè la critica alle posizioni moderate del P.C.I, di allora, erede del moderatismo di Togliatti. Uno studio encomiabile  invece sulla poesia neorealista è quello di Walter Siti, Il neorealismo nella poesia italiana, Einaudi, Torino, 1980, che, facendo una vasta e capillare campionatura di tutta la poesia eorealista, analizza il movimento dal punto di vista dell'uso delle figure retoriche, rescindendo da ogni giudizio di valore. Anche la compianta Maria Corti, autrice di un lungo e penetrante saggio sul neorealismo pubblicato nel suo Il viaggio testuale, Einaudi, Torino, 1978, Il Ed., pagg. 25-.119, analizza senza prevenzioni ideologiche il movimento, cercando di fissarne, con evidente preoccupazione storica e filologica, i limiti temporali in cui si è espresso. Per finire a un altro valido studioso come Claudio Milanini, autore del saggio introduttivo del volume Neorealismo. Poetiche e polemiche, Il Saggiatore, Milano, 1980, in cui compie un'analisi esaustiva del movimento, scansando ogni pregiudizio ideologico.

8) A Walter Mauro, autore del noto saggio Realtà, mito efavola ne/la narrativa italiana del Novecento, Sugar Edizioni, Collana Argomenti, Milano, 1974, nonche di una monografia su Corrado Alvaro, Mursia, Milano, 1973, non potevano mancare gli argomenti per affrontare da par suo il tema del realismo nell'opera di Costabile; quello che sorprende è che egli sia giunto a ipotesi tanto nuove e interessanti nell'ambito di un Convegno di studi i cui atti, come si è più volte detto, furono pubblicati nel n.I-2, della rivista "La Provincia di Catanzaro", ne11988.

9 ) W. Mauro, L 'ipotesi realista nella poesia di Costabile, in "La Provincia di Catanzaro, num. cit., pagg. 94-98, con tagli.

 

10) A. Granese, La conjlittualità del reale e l'unità del simbolo nella poesia di Franco Costabile, in "La Provincia di Catanzaro", num. cit., pagg. 62- 72, con consistenti tagli. Sia Mauro che Granese, a esemplare di questo stile franto e martellato di Costabile, riportano frammenti de Il canto dei nuovi emigranti più che de La rosa nel bicchiere ed ovviamente non della Via degli ulivi. Walter Mauro si riferisce ai versi postumi di Costabile per avvicinarlo poi agli esperimenti di stile e linguaggio operati dai neoavanguardisti degli anni Sessanta. Ma il Costabile più sperimentale e spericolato è invece quello di Sette piaghe d'Italia, non tanto de Il canto dei nuovi emigranti compreso nel citato volume in posizione finale, quanto nel testo che lo precede, Cammina con Dio, una poesia che sembra scritta più da un esponente della "scuola dello sguardo", da un Robbe-Grillet, per intenderci, che non da un presunto epigono del neorealismo.

 

11) A. Granese, art. cit., in rivista citata, pag.65

 

 

successivva

 

     

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 La via dgli ulivi

(Il mondo di Costbile)

di  

Francesco Caligiuri

 Video 1Parte

 Video 2Parte

 Video 3Parte

 Video 4Parte

                      CRITICA  01

Antonio Iacopetta

Radiosa solitudine di Costabile: dal simbolismo allo sperimentalismo degli anni Sessanta.

 

 Continua

 

Appena Costabile però evade dall'io lirico, ecco che subito il suo linguaggio si fa più inciso, perde le alonature umbratili per acquistare un potere oggettuale, che è denotativo oltre che connotativo: "Rompeva / le statue di gesso, / scordava il pianoforte / nei salotti. / Non dava pace / alle chiocciole dell'orto / e tornava dal nonnoV perche le rifacesse / il fumo del trenino con la pipa".

   Questa linea di micronarratività tradotta immediatamente in simbolo, aperta dal testo di Lisetta, si rafforza e si amplifica nella sezione "Chitarra", in cui cinque testi su otto sono tali, come ad esempio il breve acquerello di Rosaria in tre quartine, che lava all'ombra di un ulivo sognando povere felicità; oppure lo schizzo essenziale contratto in due distici ed in una quartina centrale, del potere appacificante della nuova vinagione: "Il vino rosso / va dentro la stalla. / C' è voglia / di ridere, ballare, / ed i coltelli / stanotte sono a casa. / Con uomini e chitarre / il maresciallo torna alla caserma".

   Con la terza sezione "Remi d' ossa", lo scenario della vicenda amorosa abbandona il paesaggio agreste per divenire quello marino, di una riviera con la conseguente trasformazione di una figura femminile, da creatura terrestre, a creatura equorea.

   Nella trama simbolica dell'opera, dopo aver tentato l'identificazione della donna con la realtà materna della terra e con il vino, che è il sangue di essa, il poeta deve riconoscere, invece, l' affinità con la seduzione sfuggente ed ingannatrice della dimensione paterna: quel padre cercato sempre e mai posseduto da Costabile. E, dunque, identificarla con l' entità infida e mutevole del mare, nella cui vastità non ha che remi d' ossa per andare: ed è condizione cardarelliana la fine del sogno, il compiersi della disgiunzione, letta con un fremito lungo nel volgersi delle stagioni:

"Piaci, / creatura d' estate, / e sei dolore: / nei reami del cielo / è aria di settembre / d' abbandono".

   Nell'ultima sezione, "Lamenti", l'io lirico si pone senza schermi di fronte al consuntivo dello scacco esistenziale, disegnando negli anonimi spazi della città, nelle traiettorie notturne del "deracinè" una sbarbariana geografia dell' emarginazione: "Tu non puoi / intendere le notti / del marciapiede, / la mia vita alla luce / delle insegne luminose; / erro con passo / da soldato sconfitto".

   Non c'è più alcuna possibilità di riscatto dal dolore ed il solipsismo ha perso ogni connotato di elezione, per convertirsi nell' osmosi dolorante con la densità materica degli oggetti e dei lessemi che li raggrumano: "E la città. La grande città. / Vi arrivai una domenica d'estate. / E da allora, anche oggi, / umiliato rasento le vetrine, / l' aria calda e odorosa dei forni, / tra le cicche e gli sputi / raccolgo la pietà del marciapiede".

   Al pari della comunicazione umana, anche l' ipotesi. di una congiunzione religiosa viene meno.

  Gli ultimi due testi della Via degli ulivi costituiscono significativamente la risposta gnoseologica di Costabile nei termini di una biologia dell ' assenza al problema della ricerca di Dio: ". ..ma non v' era il tuo regno nel regno della terra / per chi andava nella notte e nel giorno. / Non è qui. Dove restano i miei anni / perduti in ignoranza del tuo nome. "

   La simbologia biblica, con ricalco anche a livello internazionale, additava una linea vettoriale: il Dio padre non può essere cercato che attraverso il reinnesto identificativo delle radici, nel contatto con la realtà dolorante della terra d'origine, e del suo sudore di sangue, una volta verificato lo scacco di un' impossibile integrazione nella dimensione cittadina. La sezione "Lamenti" si pone pertanto come riassuntiva delle tematiche e delle tensioni simboliche dell'intero