Sambiase ora Lamezia Terme- Paese Natale del poeta

Poesie 04

 

MIO SUD

 

Mio sud,

mezzogiorno

potente di cicale,

sembra una leggenda

che vi siano

torrenti a primavera.

 

Mio sud,

inverno mio caldo

come latte di capre,

già si dorme

fratello e sorella

senza più gusto.

 

Mio sud,

pianura mia,

mia carretta lenta.

Anime di emigranti

vengon? la notte a piangere

sotto gli ulivi,

e domani alle nove

il sole già brucia,

i passeri

a mezz'ora di cammino

non hanno più niente da cantare.

 

 Mio sud,

mio brigante sanguigno,

portami notizie della collina.

Siedi, bevi un altro bicchiere

e raccontami del vento di quest'anno.

 

Mio treno di notte

lento nella pianura

Battipaglia... Salerno...

mio paesano, stanco sulla valigia,

cane vagabondo.

 

Mio questurino

davanti a un'ambasciata,

potevi startene adesso in collina

e dare sotto le foglie il verderame,

sentire l'aria la terra,

le ragazze dell'altro versante

darti una voce.

Potevi essere

anche un perito agrario

se a casa potevano,

intenderti di migliorie, d'allevamenti,

e pensare un trapianto a primavera.

O forse eri solo un manovale,

lavoravi a giornate, forse non lavoravi.

Adesso un silenzio, il giorno:

da qui a lì, e niente succede.


Da: "La rosa nel bicchiere e altre poesie"        Ed.Qualecultura-1994

 

 

 

 

QUESTE LE NOTIZIE

 

La moria

delle galline

al Muraglione,

l'Amato che straripa.

Queste le notizie,

i grandi avvenimenti

che ti aspetti.

Ciò che accade

di importante nel mondo

nel tuo vicolo è un'eco

sempre di crepacuore.


  Da: "La rosa nel bicchiere e altre poesie"

          Ed. Qualecultura-1994

 

 

 

 

 

 

TUTTI GLI ANNI È UNA STORIA

 

Ti chiedi a che serve scalzare

tre o quattro migliaia di viti

sotto un sole che spacca le pietre,

e la schiena ti crepa davvero

se alzi un zappone a prima mattina.

Ma poi, hai rotto, impalato, inzolfato,

il ramato l'hai preso a credenza,

da quando hai veduto le prime tue foglie

non hai più dormito, nessuno ha dormito.

Poi, che ci fai con un vino

che vendi a due soldi.

Tutti gli anni è una storia.

Col tempo potresti cambiare le viti

come ha fatto il barone,

così 1 'uva ti cresce pisciarella,

ma chi ha soldi per questo.

Adesso che piove

hai bisogno d'un paio di scarpe,

la sera ti guardi tua figlia

le sue labbra sempre screpolate,

e dici Genova, un posto a Milano,

si trovasse una qualche amicizia,una chiave,

la porta del Vaticano.

Ti spieghi così come un poco pervolta

una via perde un vecchio buongiomo,

se ne vanno quei cari proverbi

ch'erano gli ori di tutto un vicinato.

                                      


Da: "La rosa nel bicchiere e altre poesie"

          Ed. Qualecultura-1994

     

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 La via dgli ulivi

(Il mondo di Costbile)

di  

Francesco Caligiuri

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I PALI DEL TELEGRAFO

 

I pali del telegrafo,

ecco che c'è di nuovo

al mio paese.

Parole lunghe

traffici di prefettura

fonogrammi neri

che vanno e vengono

dalla questura.

Ma c'è di bello

che i passeri sui fildirame

se ne stanno a cantare

tutto il giorno

e a non saperne niente.

                         


 Da: "La rosa nel bicchiere e altre poesie"

          Ed. Qualecultura-1994

 

LA SILA

 

Il lago,

gli abeti,

dici bene

la Svizzera.

Mettici

i fiorellini

e in lontananza

le pastorelle,

le mucche calme lavate

nel sole che tramonta,

d'oro naturalmente,

dietro i pini, perfetto.

 

Mangi

di buon appetito,

dormi a sazietà.

 

Se poi,

quella gente

ci vive d'inverno

col pane di segala

e i lupi,

a te, che importa.

Te ne stai

nel calduccio, in città,

raccontando agli amici

il verde odoroso dei pini.


 

 Da: "La rosa nel bicchiere e altre poesie"

          Ed. Qualecultura-1994

 

 

 

 SUD

 

Sud,

tavola nera,

pane di granturco.

Vino

fedele al suo sangue,

buon amico.

 

Sud,

coltello

sotto i ponti,

spilla d'oro

al santuario di Pompei.

Sud,

imposta

sul sale,

guardie di finanza

lungo la spiaggia.

 

È il sole,

sacramento dei pezzenti.


                                    

Da: "La rosa nel bicchiere e altre poesie"

          Ed. Qualecultura-1994

 

 

 

 NESSUN ANNIVERSARIO

 

Stamattina, amici,

vorrei che sventolasse la bandiera:

nessun anniversario: è primavera.

 


Da: "La rosa nel bicchiere e altre poesie"

        Ed. Qualecultura-1994

 

 

 

 

 

 

NOI DOBBIAMO DECIDERCI

 

Prima dell'acqua

   la Corte d'Assise.

                                          

                                 Prima del sole

           la mosca olearia.         

                                                                               

                               E giorno fu                                                              

 

Ecco,

io e te, Meridione,

dobbiamo parlarci una volta,

ragionare davvero con calma,

da soli,

senza raccontarci fantasie

sulle nostre contrade.

Noi dobbiamo deciderci

con questo cuore troppo cantastorie.

 


  Da: "La rosa nel bicchiere e altre poesie"  Ed. Qualecultura-1994

 

CE N'È DI PAESANI

 

Ce n'è

di reste d'agli

nelle case,

di cartuccere

e di madonne appese.

 

Ce n'è di donne

scalze senza pane

a raccogliere frasche

a vendemmiare.

 

Ce n'è di gente

che zappa e non parla

perche pensa

a un'annata migliore.

 

Qui tutto

è come prima,

tranne i morti.

 

Ce n'è

di caporioni

sotto il sole,

di fichidindia

e pistole lucenti,

 

ce n'è di ulivi

bruciati nella notte

fucilate

a finestre e balconi.

 

Cantano

tutti i galli

aurore e carabinieri.

Soltanto i morti

non hanno pensieri.

 

Ce n'è

di lupi

e padroni

in collina,

ce n'è

di commissioni,

progetti di strade,

e piove,

passano inverni

e parole.

 

Qui tutto

è come prima,

come prima dell'acqua

e delle capre.

 

Ce n'è

di lettere di parroci

per Roma,

di passaporti

sogni americani.

 

Ce n'è

di paesani

per il mondo,

tutti padri e fratelli

alla ventura,

così la bocca

non puzza di cipolla.

 

Qui tutto

è come prima,

tranne voi,

onorevoli,

governatori,

voi, amici,

Leonardi da Vinci

della Cassa del Mezzogiorno.

 


 

 Da: "La rosa nel bicchiere e altre poesie" Ed. Qualecultura-1994

 

RACCONTO ELETTORALE

 

La Califomia,

come no!

               Già vedevo

allo scalo merci in fila

ceste di aranci,

avrei sentito la sera

per i vicoli

l'allegria della Luce Elettrica

e del Pane Bianco.

 

Fu là,

in piazza.

Le lO,30 precise

dell'uva fragola

mangiata dalla nebbia.

 

Alla sua bocca elettorale

già fioriva Lamezia

con le sue fattorie,

i vigneti erano in ordine, puliti,

l'olivo potato con il coltellino,

e splendevano trattori, corsi d'acqua:

La Califomia,

certo!

 

           A Sant'Elia,

coi morti che si calano

sul dorso d'una mula,

a Sant'Elia

come a Vallericciarda

già saliva l'asfalto.

Alberi, diceva,

dalle radici profonde

e a larghi gesti

cancellava le frane.

La California,

sissignore!

             Alle 12

alto come il sole

lo videro fermarsi

in mezzo ai paesani

e sorridere, sparire

nella polvere del seguito.

 


Da: "La rosa nel bicchiere e altre poesie"  Ed. Qualecultura-1994

 

 

 

 

 

   

APOLOGO

 

Adesso

appena fa buio

in giro non c'è più nessuno.

Sembra inverno, le due.

Non ti godi né un bar

né la luna, se c'è.

Così te ne torni

alla cupa, a dormire.

Tua madre che aspetta

ora accosta il balcone,

è tranquilla.

'Manco i cani' ti dice.

'Una botta per sbaglio

e ti trovano morto ammazzato'.

 

Certe sere, a tornare

non c'è lampadina.

L'avrà rotta un ragazzo

a pietrate.

Ma quel buio

sai che vuoI dire,

sei nato

fra lampi di siepe

e t'affretti,

il cuore lo senti:

non sai se stavolta

rincasi da te,

coi tuoi piedi.

 

Poi mi dici

la Legge, il maresciallo.

Che vuoi fare

fra vicoli e monti

che ancora ignoriamo.

L'appuntato

può metterti dentro un

capraio dei Margi,

far cantare in caserma

un Baggiano che ruba

nell'orto di Renda,

e in piazza lo senti

che grida, lo piglia a nerbate.

Ma puoi dire chi è

che ti brucia la vigna,

ti spara di notte sui vetri.

Brutta razza,

bisogna star zitti,

far finta di niente.

 

Un proprietario

uccello grifone,

un galantuomo di macchia,

un assessore

dopotutto lo cerca

un tamarro

che gli guardi le spalle,

a un bel momento

ti prenda di petto un poveruomo,

pistola puntata,

ohè, rispetta il bottone.

 

No.

Non è

la miseria,

la fame soltanto.

Non è

per un pezzo di pane

che a volte accompagni

con due peperoni

così ardenti

che dentro ti bruciano

e sazio lo sei.

Sparare

è nel sangue,

si nasce;

un male di natura

com ' è la peronospera

la siccità la grandine .

Basta sì

una storia di niente:

la cima d'ulivo

che pende oramai

nella tua proprietà

ma ch'è mia,

non devi toccare.

V'è un dolore

di prima mattina

che il mondo non può capire

ne raggiungere.

Soltanto gli uomini

potrebbero aiutarsi,

arrivare

dove arrivano mai

due carabinieri.

Ma qui,

non c'è inizio

ne fine di niente:

e in piazza

già ti spiegano

le pallate di stanotte

a Spartivento.

 


Da: "La rosa nel bicchiere e altre poesie" Ed. Qualecultura-1994