Sambiase ora Lamezia Terme- Paese Natale del poeta

Poesie 05

 

LA ROSA NEL BICCHIERE

 

Un pastore

un organetto

il tuo cammino.

Calabria,

polvere e more.

 

Uova

di mattinata

il tuo canestro.

Calabria,

galline

sotto il letto.

 

Scialli neri

il tuo mattino

di emigranti.

Calabria,

pane e cipolla.

 

Lettera

dell ' America

il tuo postino.

Calabria,

dollari nel bustino.

Luce

d'accetta

l'alba

dei tuoi boschi.

Calabria,

abbazia di abeti.

 

Una rissa

la tua fiera

Calabria,

d'uva rossa

e di coltelli.

 

Vendetta

il tuo onore.

Calabria,

in penombra,

canne di fucili.

 

Vino

e quaglie,

la festa

ai tuoi padroni.

Calabria,

allegria

di borboni.

 

Carrette

alla marina

la tua estate.

Calabria,

capre sulla spiaggia.

 

Alluvioni

carabinieri,

i tuoi autunni,

Calabria,

bastione

di pazienza.

 

Un lamento

di lupi,

i tuoi inverni.

Calabria,

famigliola

al braciere.

 

Francesco di Paola

il tuo sole.

Calabria,

casa sempre

aperta.

 

Un arancio

il tuo cuore,

succo d'aurora.

Calabria,

rosa nel bicchiere.

 


  Da: "La rosa nel bicchiere e altre poesie"   Ed. Qualecultura-1994

     

Continuazione

 

Anche voi

così lontani

ma del suo stesso sangue

della sua stessa razza accanita,

smettetela con le nostalgie,

non mortificatela

con quel dollaro spaccone

in una busta,

con quel pacco di vestiti usati.

Le basta lo scialle nero

che vi coprì bambini.

 

Che volete,

voi, voi tutti,

che volete di più.

Ditelo, vi ha sempre detto di sì,

non sapeva firmare

e vi ha messo i segni di croce

che tutti volevate.

 

Prendetevi

allegria e gioventù

e seppellitele in una miniera.

È carne, vita sua

ma forte,

cresciuta con latte e disgrazie.

Prendetevi anche il cielo

questo azzurro così antico così raro

portatevelo via.

 

Lasciatela

al cantuccio

della sua lucerna,

sola,

col ricordo

del nipote minatore.

Non venite a bussare

con cinque anni

di pesante menzogna.

 


 

  Da: "La rosa nel bicchiere e altre poesie"Ed. Qualecultura-1994

          

 

 

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La via dgli ulivi

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ULTIMA UVA

 

Che volete,

che volete ancora

da questa terra.

 

Vi paga

il canto del gallo

bimestre per bimes

paga il sale

come se fosse arge

paga l'erba l'origan

vi paga anche la lu

Che volete di più,

ditelo e lo farà, ma

lasciatela in pace.

 

E' così stanca

di sentirsi ripetere

il pane l'albero

il barile dell'abbondanza

e di aspettare,

di aspettare, aspettare...

Prendetevi

l'ultima uva

ma non tormentate

col patto degli acquedotti.

dell'abbondanza,

e di aspettare,

di aspettare, aspettare...

Prendetevi

l'ultima uva

ma non tormentatela

col patto degli acquedotti.

 

Prendetevi

anche la madia

il setaccio

ma rispettatela almeno

nell' estrema unzione

dei suoi uliveti.

Ha veduto i suoi figli

morire di dissenteria,

partire da emigranti,

andare ammanettati.

 

Ha veduto contare

dal regio scrivano

tutte le sue pecore

una per una.

Ha veduto posare

casse di munizioni

nei campi di granturco

e bruciare le masserie le case.

 

Adesso

lasciatela,

lasciatela sola

al confine delle sue foglie.

Quanti anni di sole

ci sono voluti per capire

tanta oscurità,

tanto disordine di frane

e di vicoli,

e poi l'ordine,

l'ordine dei carabinieri.

 

Lasciatela.

Un'amicizia

in tanti anni,

un affetto sincero

non l'ha mai avuto.

Mai nessuno

che un giorno al balcone

le abbia parlato

di un vestito

di un bel paio di scarpe,

le abbia spiegato

in confidenza

come si prepara una tavola,

qui il coltello,

qua il cucchiaio, la forchetta.

Lasciatela.

Con una brocca

o un bicchiere di cristallo

berrà sempre

al pozzo del suo dolore.